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La radice di Moringa oleifera induce l’apoptosi del cancro

La radice di Moringa oleifera induce l’apoptosi del cancro

L’utilizzo di piante per scopi terapeutici è una pratica antica, impiegata fin dai tempi più remoti da popoli che ben conoscevano le proprietà di gran parte delle specie vegetali nella prevenzione e nella cura di differenti patologie. Queste conoscenze, ancora oggi ben radicate presso gli aborigeni di alcune nazioni, sono state trasmesse anche ai Paesi industrializzati che, sempre più spesso, impiegano, nella produzione di medicinali, estratti naturali che derivano direttamente da determinate specie vegetali.

La spiegazione di questa scelta è legata più che altro ad una necessità, ovvero alla difficoltà o addirittura l’impossibilità di sintetizzare in laboratorio queste sostanze a causa della loro complessità strutturale.
Nella lotta contro i tumori si stanno diffondendo in modo esponenziale studi scientifici che impiegano composti naturali derivanti direttamente dalle piante a scapito di sostanze chimiche prodotte in laboratorio che, spesso, presentano una tossicità troppo elevata anche per le cellule sane.

Studio sulla Moringa: potrà curare il cancro al seno e i tumori al fegato?

Uno di questi studi riguarda la Moringa Oleifera, una specie molto diffusa nelle regioni tropicali e subtropicali del mondo ed in special modo in India, a ridosso della catena dell’Himalaya. Nello specifico, lo studio a cui si fa riferimento è stato condotto dai ricercatori Ahmed A Abd-Rabou, Aboelfetoh M Abdalla, Naglaa A Ali e Khairy MA Zoheir appartenenti tutti a vari Dipartimenti della Divisione Medica del Centro nazionale di ricerca di Giza in Egitto e diffuso sull’ APJCP (Asian Pacific Journal of Cancer Prevention) grazie alla concessione dell’Organizzazione per la Prevenzione del Cancro in Asia Occidentale. Qui trovi lo studio originale in lingua inglese.

Tale studio ha avuto come obiettivo quello di analizzare in vitro il comportamento degli estratti da varie parti della Moringa sulle cellule tumorali ed in particolare su quelle del carcinoma mammario, del colon-retto e del fegato. Il risultato è stato molto interessante poiché ha evidenziato che, sebbene ogni estratto abbia contribuito alla distruzione delle cellule tumorali, quello che deriva dalla radice di Moringa ha avuto un effetto più incisivo sulla loro morte (fino all’ 80% in più) senza avere esiti negativi, invece, sulle cellule sane. Gli effetti apoptotici dei nanocomposti della Moringa hanno, dunque, evidenziato il loro possibile utilizzo come elemento naturale anti tumorale.

Cosa si intende per apoptosi e come si applica alla cura del cancro?

Prima di approfondire nel dettaglio questa ricerca è necessario specificare il concetto di apoptosi che, nell’analisi dei risultati ottenuti contro il cancro, è di fondamentale importanza. Si tratta di un termine usato in biologia che indica la morte programmata di una cellula. In parole molto semplici l’apoptosi si potrebbe paragonare ad un vero e proprio “suicidio”. Esisterebbe, in effetti, una sequenza nel programma genetico di una cellula che, a seguito di variazioni biochimiche, ne determinerebbe la morte. Ciò avviene, ad esempio, in presenza di infezioni virali dove la cellula infettata si autodistrugge per evitare che il virus possa completare il suo ciclo vitale estendendosi alle altre cellule.

Il segnale che induce l’apoptosi può provenire dall’esterno, come nel caso di condizioni di stress, variazioni termiche o irradiazioni oppure dall’interno, attraverso proteine normalmente attive nella vita cellulare. Lo studio sui processi che innescano l’apoptosi sono portati avanti con particolare interesse, poiché c’è ancora molto da capire sui reali meccanismi in gioco. La loro comprensione, infatti, aprirebbe la strada alla cura di malattie molto gravi come il cancro, nel cui caso l’apoptosi andrebbe sollecitata, o l’Alzheimer e l’AIDS, patologie in cui l’apoptosi andrebbe invece bloccata o rallentata.

Le ricerche svolte con estratti di Moringa sulle cellule tumorali, si indirizzano proprio verso un incremento della loro morte.

Le nuove frontiere nella lotta contro i tumori

Per molti pazienti il ricorso alla chemioterapia risulta essere troppo invasivo, con un impatto sulla salute generale spesso devastante; ecco perché sempre più ricerche si stanno orientando verso l’utilizzo di componenti presenti in natura come, ad esempio, i composti fenolici che, ingeriti attraverso l’alimentazione umana, hanno già mostrato effetti di prevenzione contro alcune cellule tumorali.

La Moringa Oleifera, già ampiamente conosciuta dagli antichi greci ed egizi, sembra prestarsi perfettamente a questo tipo di ricerca poiché tutte le sue parti sono commestibili e l’uso delle foglie ha già dimostrato effetti antiossidanti, immunostimolanti, antitumorali e di prevenzione contro le malattie cardiovascolari. Il decotto delle radici, inoltre, si è rivelato efficace contro la malaria.

Le attuali statistiche dimostrano come il tumore rappresenti sempre la principale causa di morte nel mondo, con una previsione, per i prossimi decenni, di un aumento di nuovi casi pari al 70%. Negli uomini le più comuni forme di tumore sono quelle del polmone, della prostata, del colon retto, dello stomaco e del fegato, mentre nelle donne è più frequente il carcinoma al seno, all’utero, al polmone ed al colon. A questo proposito gli studi condotti nel 2015 da Abdulrahman Khazim Al-Asmari et al. presso la University of Alabama at Birmingham, hanno individuato come l’azione degli estratti di Moringa sia efficace sulla morte delle cellule tumorali grazie all’apoptosi e ad un arresto del normale ciclo cellulare indotto da un cambiamento del fenotipo di tutte le cellule malate.

L’obiettivo di questa ricerca, invece, è stato quello di dimostrare gli effetti degli estratti di foglie e radice della Moringa coltivata in Egitto sulle cellule tumorali del colon, del fegato e del seno. La novità sta nell’uso di nano particelle di PLGA-CS-PEG, un polimero biodegradabile (PLGA) trattato con Chitosano (CS) e polietilenglicole (un polimero usato in farmacologia) le cui dimensioni forniscono risultati unici perché permettono di veicolare i principi attivi nella cellula limitando i danni dovuti alla rapida fagocitosi.

Ahmed A Abd-Rabou e lo studio sulla Moringa nel dettaglio:

Questo studio è ha verificanto come, aumentando la concentrazione del trattamento con estratti di foglie di Moringa, sia diminuita del 75% l’attività delle cellule tumorali del fegato (HepG2). Inoltre, le stesse concentrazioni di Moringa sono state somministrate a soggetti sani, comparando i risultati ottenuti e dimostrando come essa non abbia alcun effetto negativo sulle cellule sane. Lo studio condotto ha registrato anche significative variazioni dell’attività mitocondriale con l’aumentare delle dosi di Moringa, come già indicato da Mekonnen nelle sue ricerche del 2005. Nello specifico, si è verificata una effettiva riduzione di ATP mitocondriale (adenosin trifosfato, ovvero la molecola usata per accumulare energia) nelle cellule tumorali HepG2, il che dimostrerebbe una loro progressiva lesione fino alla morte.

I risultati ottenuti con questi ed altri studi indicano in modo evidente la citotossicità degli estratti di Moringa con morte delle cellule e perdita di ATP e GSH (glutatione) anche se ancora non è chiaro se questo rappresenti la causa o la conseguenza della perdita della loro vitalità e dell’integrità della membrana cellulare.
Gli effetti inibitori della radice di Moringa riscontrati sull’attività delle cellule tumorali del seno e del colon retto risiederebbero nella presenza di Euganolo, Allosio e Isopropil Isotiocianato. Come dimostrato dagli studi condotti da Abdulrahman Khazim Al-Asmari et al. presso la University of Alabama at Birmingham, l’Euganolo, una sostanza naturale fenolica contenuta nelle foglie di Moringa, induce efficacemente la morte delle cellule malate sia per ciò che riguarda il cancro al seno che per quello del colon retto. Questi risultati sono in accordo con altre ricerche condotte sull’Allosio, secondo le quali esso andrebbe ad arrestare il ciclo cellulare senza alcun effetto citotossico sulle cellule sane. Il minor numero di cellule riscontrato dai ricercatori può essere attribuito alla presenza di questi composti nelle varie parti della pianta di Moringa che inibiscono la funzione di una specifica proteina (E2F1) responsabile della diffusione e della sopravvivenza delle cellule tumorali.

Conclusioni della ricerca

Lo studio degli estratti della radice di Moringa condotto su varie tipologie di cellule tumorali (carcinoma al seno, al colon retto ed al fegato) ha evidenziato come essi siano in grado di uccidere le cellule malate risparmiando quelle sane. In sintesi le sostanze derivanti da foglie, fusto e radice di questa pianta diminuiscono la proliferazione cellulare indicendo la morte per apoptosi di tutte le linee cellulari del cancro. Questo studio, unito a quelli condotti da altri ricercatori in precedenza, individuano nella Moringa un possibile approccio valido nella terapia antitumorale per quanto riguarda forme aggressive di cancro al seno, al colon retto ed al fegato.

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